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La Displasia dell’Anca nel Cane

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Displasia dell’anca nel cane – FONTE: Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Elbowdysplasia-dog.jpg)

La displasia dell’anca è una patologia ortopedica frequente nel cane, caratterizzata da un alterato sviluppo della testa del femore e della cavità acetabolare: queste due componenti si articolano come una sfera (la prima) all’interno di una coppa (la seconda). La conseguenza immediata di uno sviluppo inadeguato è un difetto di congruenza delle due parti, un’usura degenerativa progressiva, traducendosi in artrosi. Nella maggior parte dei casi l’effetto clinico principale è la zoppia.

Patologia a carattere ereditario, è soggetta a controllo per l’ammissione alla riproduzione. Ciò vuol dire che geneticamente si trasmettono i caratteri responsabili della patologia, saltando non di rado una generazione. Scoprire se i cuccioli di razze predisposte (Pastore tedesco, Rottweiler, Labrador) sono affetti dall’anomalia, può e deve essere fatto precocemente, a 4 mesi circa di età, mediante studio radiografico di diagnosi precoce. Questo per permetterci innanzitutto di prevenire anzitempo i danni artrosici determinati dalla displasia, per escludere dall’accoppiamento gli interessati e selezionare soggetti sani.

Lo studio Ufficiale si esegue dopo il compimento dell’anno di età nella maggior parte delle razze, necessita della sedazione del cane, si estende fino a 15 mesi nelle razze Bovaro del Bernese, Grande Bovaro svizzero, Briard, Rottweiler, fino a 18 mesi per il Bullmastiff, San Bernardo, Alano, Mastino napoletano, Pastore del Caucaso, Pastore maremmano abruzzese ed altre razze di taglia gigante. Non si escludono dalla valutazione radiografica gli incroci di razze predisposte e tutti quei soggetti che, pur non appartenenti all’elenco, mostrano clinicamente segni di displasia.

Per concludere: come in tutte le patologie, ortopediche e non, diagnosi vuol dire terapia: obiettivo è valutare, in base alla gravità, l’opportunità di intraprendere un trattamento chirurgico nei soggetti gravi, una adeguata fisioterapia nei soggetti di grado lieve o non operabili. Tutto ciò per prevenire l’osteoartrite, conseguenza dalla sintomatologia varia e subdola, che dà facile affaticabilità e zoppia grave, fino alla completa riluttanza al movimento.